Col termine “nanoreef” si intende un acquario marino
di piccole dimensioni, generalmente di capacità inferiore
agli 80 litri (20 galloni). E’il caso di sottolineare che
gli americani hanno introdotto anche il termine “picoreef”
per acquari sotto i 20 litri (5 galloni).
Perché allestire un
nanoreef ?
- lo spazio: molte persone non dispongono in casa o in ufficio dello
spazio necessario per un acquario tradizionale di 200 o più
litri. Ecco che il nanoreef con le sue modeste dimensioni si presta
a essere posizionato facilmente in molti punti.
- i piccoli dettagli: un grande acquario marino tropicale sicuramente
riprodurrà al meglio un ambiente di scogliera corallina grazie
alle possibilità di introdurre in vasca un ampia varietà
di pesci e invertebrati, ma altrettanto affascinante e gratificante
risulta ricreare lo stesso ambiente in miniatura: in questo modo
si riescono ad osservare quei dettagli, rappresentati da organismi
timidi o di piccole dimensioni, che generalmente in una vasca più
grande sfuggono all’attenzione dell’osservatore.
-day-hospidal: spesso il nanoreef viene utilizzato come vaschetta
in cui allevare a parte coralli o piccole talee di invertebrati.
- costi: la spesa totale è decisamente inferiore a quella
effettuata per allestire acquari di più grosse dimensioni.
Allestire un nanoreef:
La vasca
Quando si decide di pianificare la realizzazione di un nanoreef
la prima cosa a cui pensare è il volume della vasca. In commercio
si trovano molti mini acquari di capacità diverse ma per
lo più a forma di parallelepipedo. Per i più intraprendenti
tuttavia è sempre possibile costruirsi una vaschetta di proprio
gusto, magari di forma cubica che personalmente trovo, non solo
esteticamente migliore, ma anche più facile da allestire,
sia per le luci che per le rocce vive. Essa inoltre offre almeno
tre lati per una buona osservazione dei piccoli organismi ospitati.
Si dovrebbero evitare anche le vasche alte in quanto non hanno una
sufficiente superficie acquosa da permettere gli scambi gassosi.
30 – 40 litri costituiscono un volume standard adatto anche
a chi si cimenta per la prima volta con questo tipo di tecnica.
L’ illuminazione
La scelta del sistema d’illuminazione in una vasca deve dipendere
dalle specie animali ospitate.
Esistono diverse modalità per raggiungere un’illuminazione
adatta al nostro nanoreef.
Per specie che hanno bisogno di una forte intensità luminosa,
come ad esempio tutti gli invertebrati che posseggono al loro interno
le alghe, è necessario un wattaggio da un minimo di 1 watt/litro
ad un massimo di 3 watt/litro. In questo caso si possono usare le
fluorescenti compatte ad alta resa che sono piccole, erogano molta
luce e vanno da 9 a 65 watts. Alternativamente le classiche lampade
HQI, agli alogenuri metallici, di cui però la potenza minima
è di 70 watts e quindi costituirebbero una soluzione per
i nanoreef più grandi e aperti. Il problema associato a questo
tipo di illuminazione, probabilmente la migliore per i nostri invertebrati,
è che l’elevato calore raggiunto causa una forte evaporazione
ed è quindi d’obbligo un rabbocco d’acqua frequente
e costante soprattutto nei mesi più caldi.
Pesci e crostacei sono animali meno esigenti in fatto di luce, in
questo caso possiamo optare per i classici neon (8 o 14 watts) o
le lampade a risparmio energetico, da preferirsi ai neon per le
ridotte dimensioni che vanno dagli 11 a 24 cm di lunghezza a seconda
del wattaggio ( 5 7 9 11 W).
Qualunque sia la lampada scelta è consigliabile orientarsi
su una temperatura di colore superiore ai 5.000 gradi kelvin e associare
ad essa una luce attinica da lasciar accesa 4 ore in più
(due ore prima e due ore) della fonte di illuminazione principale
per ricreare l’effetto alba – tramonto.
Metodi di filtraggio
Secondo la mia opinione la semplicità di un metodo naturale
è la chiave per il successo di un nanoreef, è la soluzione
economicamente più conveniente e sicuramente quella più
facile da mettere in pratica.
Il segreto del metodo naturale consiste semplicemente in rocce e
sabbia vive di ottima qualità, senza l’installazione
dello schiumatoio e l’ aggiunta degli oligoelementi come si
è soliti invece usare negli acquari di barriera più
grandi.
L’eliminazione delle sostanze che si accumulano in vasca in
seguito al metabolismo degli organismi e che possono raggiungere
quantità tali da costituire un pericolo per gli organismi
stessi, viene assicurata da frequenti cambi parziali d’acqua,
circa il 15% circa ogni settimana. Il reintegro degli oligoelementi
utilizzati dagli animali viene effettuato sempre tramite il cambio
d’acqua, visto che tutti gli elementi utili li troviamo nel
sale sintetico che usiamo quando prepariamo l’acqua marina.
Tale metodo richiede quindi costanti cambi d’acqua, con acqua
e sali di buona qualità e l’ acqua marina preparata
per il cambio deve avere le stesse caratteristiche chimico –
fisiche (densità,
temperatura, pH) dell’acqua del nanoreef. Per un acquario
grande, non seguire queste regole alla lettera può non comportare
conseguenze per l’effetto diluizione, tuttavia in un nanoreef
significa lasciar accumulare sostanze pericolose o rendere instabile
l’equilibrio all’interno della vasca.
L’unica attrezzatura tecnica della vasca è rappresentata
dalla pompa ad immersione che deve essere piccola e con una buona
portata (400l/h) perché possa assicurare il movimento dell’acqua
in ogni punto dell’acquario.
Il nanoreef può anche esser dotato di un tipo di filtraggio
tradizionale con un piccolo filtro meccanico–biologico incorporato.
Si può anche considerare di aggiungere al filtro, o sostituire
al posto di questo, uno schiumatoio di piccole dimensioni che utilizza
il diffusore d’aria invece della pompa.
Personalmente sconsiglio tale metodo (metodo berlinese) soprattutto
ai principianti perché lo schiumatoio, oltre a togliere la
componente organica inquinante, sottrae all’acqua anche molti
oligoelementi utili agli organismi della vasca che andranno poi
reintegrati. Mantenere tuttavia un giusto equilibrio all’interno
di un acquario di pochi litri, a maggior ragione con molti invertebrati,
è piuttosto difficile.
Per ultimo, il sistema di filtraggio caro a molti appassionati
di acquari di barriera, il sistema Jaubert, che, se attivato correttamente
garantisce un’ottima stabilità dei valori e una minima
manutenzione. Tale sistema si basa sulla realizzazione di un substrato
diviso in tre zone: una prima zona sottostante, chiamata Plenum,
mantenuta vuota da una grata di plastica che deve avere un altezza
totale di circa 1.5-3 cm. Una seconda zona alta 4-5 cm di sabbia
corallina a grana medio-grossa separata da una zanzariera dalla
terza zona fatta di sabbia fine, preferibilmente viva, o di aragonite.
Questo ultimo strato non dovrebbe essere inferiore ai 8-10 cm.
Facendo dei rapidi conti si capisce che il fondo occuperà
molti centimetri quindi le vasche che si vogliono allestire in questo
modo devono avere una altezza rilevante, solitamente superiore ai
35 cm.
Lo schiumatoio
Lo schiumatoio è un accessorio che può rivestire un’
importanza fondamentale in tutti gli acquari di barriera perché
provvede alla depurazione fisica dell’acqua, sottraendo di
continuo sostanze inquinanti. Purché non se ne scelga uno
sovradimensionato, lo schiumatoio, sempre per lo stesso principio,
è utile anche nel nanoreef. Attualmente il mercato offre
diversi modelli di piccole dimensioni e al medesimo tempo efficienti,
alcuni dei quali si possono appendere sul lato della vasca. Tutti
si basano sull’immissione di aria all’interno di un
tubo, la cosiddetta colonna di contatto, in cui le microbollicine
immesse si miscelano all’acqua. Le bollicine d’aria
cariche elettricamente legano molti degli inquinanti organici disciolti
in acqua e li trasportano verso l’alto lungo la colonna. Una
volta raggiunta la superficie dell’acqua, all’altezza
del “collo del bicchiere”, i composti organici si separano
dall’acqua stessa insieme alla schiuma, fino a depositarsi
nel “bicchiere” ed essere quindi estratti in modo definitivo
dall’acqua.
Nel bicchiere di raccolta si accumula così la schiuma con
gli inquinanti formando un liquido verde olivastro o marrone che
deve essere eliminato regolarmente mediante la pulizia del contenitore.
In questo modo le molecole organiche quali proteine, lipidi, carboidrati
e acidi grassi, derivanti dai processi metabolici degli ospiti della
vasca, vengono eliminate dall’acquario prima che queste si
trasformino, tramite la naturale decomposizione batterica, in nitrati
e fosfati.
Inoltre lo schiumatoio riesce anche a rimuovere dall’acqua
residui in sospensione e le tossine prodotte da molti invertebrati,
facilitandone l’allevamento.
Apparentemente sembrerebbe non ci siano controindicazioni nell’utilizzo
di questo accessorio tanto caro agli acquariofili marini. In realtà
lo schiumatoio sottrae all’acqua anche importantissimi oligoelementi
come il ferro e lo iodio perché legati a sostanze organiche
chelanti. Il problema si risolve facilmente con regolari cambi parziali
d'acqua o l'integrazione di oligoelementi specifici.
Infine viene eliminato dall’acqua anche il plancton che potrebbe
costituire una sana e indipendente fonte di alimentazione per gli
organismi dell’acquario e anche molti batteri, che però
essendo presenti sempre in gran numero nella sabbia e nelle rocce
vive, si riproducono molto velocemente.
Consiglio l’eventuale utilizzo dello schiumatoio in un nanoreef
a periodi alterni, concentrandone il lavoro soprattutto dopo i pasti
o quando l’acqua tende a ingiallirsi.
Sabbia e rocce vive
Indipendentemente dal metodo di filtraggio scelto, la sabbia corallina
e le rocce della migliore qualità costituiscono la base di
un buon sistema di filtrazione. Il fondo, fatta eccezione per il
sistema Jaubert, deve avere uno spessore di 4–5 cm e deve
essere costituito da sabbia corallina di piccole–medie dimensioni,
meglio se prelevata da un acquario di barriera avviato al fine di
accorciare i tempi di maturazione del sistema. Con un letto sabbioso
più alto è necessario assicurarsi di avere molti organismi
detritivori che rimescolino il fondo. L’altro elemento fondamentale
nell’allestimento è rappresentato da rocce vive di
ottima qualità, cioè irregolari, con molte fessure,
colonizzate da una moltitudine di organismi animali e vegetali che
contribuiscono, insieme ai microrganismi decompositori della sabbia,
alla stabilità biologica del nanoreef. L'ideale sarebbe poter
prelevare le rocce vive direttamente da una vasca avviata da diverso
tempo ricche di batteri anaerobici che grazie alla riduzione dei
nitrati in azoto sono un freno all'accumulo di nitrati in acquario.
Riscaldamento
Anche il nanoreef come i normali acquari di barriera necessità
di una temperatura costante di 24 - 26 °C. Per riscaldare l’acqua
esistono in commercio riscaldatori ad immersione con termostato
integrato di diverse dimensioni e potenza. Riscaldatori compatti
di 25 o 50W sono adatti per nanoreef di 30 - 40 litri.
Raffreddamento
Non è tanto il riscaldamento che preoccupa, quanto il mantenimento
durante i mesi estivi di una temperatura compatibile con la vita
degli organismi ospitati. Temperature di 30 o più gradi per
diversi giorni consecutivi possono risultare letali per la maggior
parte degli invertebrati. Un’estate particolarmente calda
come quella di quest’anno ci obbliga a mettere un ventilatore
orientato verso la superficie dell’acqua o utilizzare sistemi
basati sull’uso delle ventoline per computer. In questo modo
si riesce ad abbassare la temperatura di un paio di gradi ma aumenta
di molto l’evaporazione della vasca. Utilizzare un refrigeratore
come negli acquari di barriera classici può risultare particolarmente
costoso e causare problemi d’installazione in acquari di piccole
dimensioni.
Il movimento dell'acqua
Gli ospiti del nanoreef sono tendenzialmente organismi sessili,
cioè fissi al substrato, senza capacità di movimento
e come tali non sono in grado di cercare per se stessi le condizioni
ideali di crescita e di riproduzione. In mare questo ruolo viene
svolto da correnti marine più o meno intense che provvedono
a mantenere pulita e ossigenata la superficie di molti invertebrati,
a portare loro nutrimento e a rimuovere le sostanze di rifiuto.
Inoltre il movimento dell’acqua provvede a distribuire uniformemente
il calore.
In commercio esistono diversi tipi di pompe che, in un nanoreef
come in un comune acquario di barriera, imprimono tutte una forte
corrente dell’acqua, ricreando all’interno della nostra
vasca le condizioni sopra menzionate. Si tratta prevalentemente
di pompe ad immersione, che vengono quindi impiegate sott’acqua.
La circolazione dell’acqua deve però essere adattata
agli ospiti dell’acquario. Dovremo quindi scegliere pompe
di portata adeguata alle dimensioni del nanoreef e alle esigenze
degli animali presenti e posizionarle in modo tale che in ogni angolo
della vasca ci sia un buon movimento, evitando cosi’ di creare
zone stagnanti che porterebbero all’accumulo di sostanze di
rifiuto e alla scarsità d’ossigeno disciolto. E’
inoltre importante che tutti gli invertebrati sessili siano raggiunti
da un buon flusso sui loro tessuti, favorendo così l'allontanamento
delle sostanze di rifiuto da loro prodotte e la cattura delle particelle
di cibo.
Solitamente per ottenere una distribuzione valida del flusso d’acqua
si usano due pompe collocate su lati diversi della vasca, una in
superficie, l’altra in profondità e con il getto d’acqua
che non colpisca direttamente i coralli.Le pompe possono venire
azionate in alternanza attraverso un timer per simulare il cambiamento
di corrente presente anche in natura.
Nella scelta della portata della pompa che crea il movimento dell’acqua,
per un acquario di barriera si suggerisce di far circolare l’intero
volume della vasca da 5 a 10 volte all’ora.
Per i nanoreef più piccoli non sono attualmente reperibili
pompe di potenza adeguata e quelle di potenza maggiore comporterebbero
un movimento eccessivo costituendo facilmente un fastidio per gli
animali. L’erogatore d’aria può essere un valido
sistema per creare una corrente; l’unico inconveniente è
rappresentato dal brusio continuo prodotto dall’apparecchio.
Alternativamente come pompa di circolazione si può usare
anche un filtro esterno allestito con frammenti di roccia viva.
In questo modo si va ad aumentare il volume dell’acqua ed
ad effettuarne la filtrazione biologica, contribuendo a rendere
più stabile dal punto di vista chimico e biologico il nanoreef.
I valori dell'acqua
I valori ottimali di un nanoreef sono gli stessi che per un normale
acquario di barriera:
Valore
Minimo
Massimo
Temperatura
24
26
Densità
1.022
1.024
pH
8.00
8.30
Ammoniaca
Assente
Fosfati
Assenti
0,05 mg/l
Nitriti
Assenti
Nitrati
Assenti
5 mg/l
dKH
8
10
Calcio
410 mg/l
450 mg/l
Il valore di pH
Il pH misura la concentrazione all’equilibrio degli ioni idrogeno
presenti nella soluzione acquosa (pH= - log10? H+ ?). La scala del
pH va da 0 (pH acido) a 14 (pH basico o alcalino). Questi valori
dipendono dalla proporzione esistente nell'acqua tra i due ioni
in cui la molecola dell’acqua stessa si dissocia: ioni idrogeno
( H+) e ioni idrossido (OH?). Nell’acqua distillata la concentrazione
degli ioni idrogeno è uguale a quella degli ioni idrossido,
per questo motivo le si attribuisce il valore neutro di pH 7. Da
0 a 6,9 si trovano i valori acidi , da 7,1 a 14 quelli alcalini
o basici.
In natura non troviamo quasi mai l’acqua distillata perché
essa scioglie sali e altre sostanze, ad esempio l’acqua marina,
che contiene alte percentuali di sali basici, raggiunge valori di
pH tra 8 e 8,5. In un acquario marino i valori pH ottimali sono
compresi tra 8,1 ed 8,3 ma alcuni fattori concorrono all’abbassamento
di tali valori: gli acidi organici e l’anidride carbonica
(CO2) derivanti dal catabolismo degli animali, e il consumo delle
importanti sostanze tampone.
E’ importante tenere presente che il pH misurato al mattino
ha un valore inferiore rispetto a quello misurato alla sera e questo
perché di notte, al buio, la CO2 non viene consumata attraverso
la fotosintesi dei vegetali (piante e alghe) come invece avviene
nel corso del giorno, e di conseguenza la concentrazione di CO2
in acqua aumenta e il pH diminuisce.
Un forte movimento dell’acqua che favorisca la dispersione
di CO2, una ricca popolazione di batteri aerobi che effettui efficacemente
la decomposizione dei prodotti organici degli animali, il mantenimento
di un giusto valore di sostanze tampone (durezza carbonatica) che
neutralizzino velocemente gli acidi, contribuiscono a tenere il
pH entro i valori ottimali.
Il valore di KH
Il valore di KH, indica il contenuto di carbonati e bicarbonati
in acqua, cioè la sostanze tampone in grado di neutralizzare
un improvviso cambiamento di pH. Si parla di durezza carbonatica
o anche di capacità tamponante l’acidità perché
spesso in acquario si formano prodotti del catabolismo acidi che
abbasserebbero il pH se non ci fossero queste sostanze tampone a
neutralizzarli. La loro quantità viene indicata in gradi
tedeschi di durezza carbonatica (°dKH). Il valore del KH, in
acqua marina naturale è di circa 7° dKH, in acquario,
dove non si ha l’effetto diluizione di una grande massa d’acqua,
è consigliabile mantenere valori tra 7 e 12° dKH. L’
autore Peter Wilkens, invece, consiglia una riserva tampone più
consistente, pari a 15-20° dKH. Se il valore in acquario è
molto più basso, ci saranno meno sostanze tampone a mantenere
inalterato il pH. E’ importante quindi tenere stabile la quantità
di tali sostanze in acquario.Vediamo come.Quando effettuiamo un
cambio d’acqua, l’acqua marina che introduciamo contiene
in abbondanza i carbonati, che costituiscono un componente fondamentale
di ogni buona miscela di sali marini. Spesso, inoltre, l’acqua
del rubinetto di casa nostra è abbastanza calcarea per cui,
se potabile e se non necessita di alcun trattamento, la si può
usare per reintegrare l’acqua evaporata o addirittura per
la preparazione dell’acqua marina al posto dell’acqua
d’osmosi. Con questi metodi si misura in acquario una durezza
carbonatica sufficiente a tamponare eventuali cambiamenti repentini
del valore di pH. L’acqua calcarea e il reattore di calcio
sono altri due sistemi con cui è possibile aumentare la durezza
carbonatica.
Il calcio
Il calcio è un elemento presente nell’acqua di mare
in concentrazioni di 420-450 mg/l e risulta di fondamentale importanza
per molti organismi marini. E’ necessario per i processi metabolici,
viene utilizzato dalle madrepore nella costruzione dello scheletro,
dai molluschi per la conchiglia, dai crostacei per l’esoscheletro,
da alcune alghe e anche dai coralli molli che posseggono all’interno
del loro tessuto piccoli elementi scheletrici di sostegno contenenti
calcio. Molti invertebrati che alleviamo hanno una conchiglia o
uno scheletro costituito da calcio, sarà quindi importante
mantenere in acquario una quantità di questo elemento simile
a quella naturale. Questo è particolarmente importante per
tutti i coralli e le Tridacne il cui apporto di calcio dipende dal
prelievo dall’acqua e non dall’alimentazione. Se nel
nostro acquario decidiamo di allevare solo coralli molli, non sarà
necessario misurare regolarmente la quantità di calcio presente
perché questo verrà sufficientemente reintegrato tramite
i sali con cui prepariamo l’acqua marina o eventualmente tramite
l’acqua del rubinetto ricca di calcio utilizzata per rabboccare
l’acqua evaporata. Se invece decidiamo di allevare madrepore
o Tridacne, che producono carbonato di calcio, è bene misurarlo
frequentemente per fare le eventuali integrazioni, in quanto in
questi casi spesso non è sufficiente quello introdotto coi
cambi d’acqua o con il rabbocco. Per aumentare il tasso di
calcio vi sono diversi metodi: il cloruro di calcio che si scioglie
facilmente nell’acqua dell’acquario, la cosiddetta acqua
calcarea che si può facilmente preparare in casa con l’idrossido
di calcio e il reattore di calcio grazie al quale si aumenta anche
la durezza carbonatica.
Gli oligoelementi
Nel mare sono disciolti in piccolissime quantità molti elementi
che, sebbene scarsi come quantità, sono di importanza vitale
per tutti gli organismi marini, animali e vegetali. Queste sostanze
contenute in tracce nell'acqua di mare sono gli oligoelementi (dal
greco "oligos": in piccola quantità). Animali e
alghe prelevano questi elementi dall’acqua dell’acquario
e li accumulano all’interno dei loro tessuti. Nonostante ne
vengano introdotti con il mangime e i cambi d’acqua, in acquario
gli oligoelementi tendono a diminuire. Quindi, se non possiamo ricorrere
a frequenti cambi d’acqua per integrarli, effettueremo delle
aggiunte di questi composti. Tra questi oligoelementi, il più
importante per la funzione che svolge in acquario, è lo iodio
la cui concentrazione in acqua di mare è di circa 0,06 mg/l.
In generale, lo iodio interviene in importanti processi vitali sia
di vertebrati che di invertebrati; i coralli lo utilizzano per la
formazione dei pigmenti indispensabili alla protezione dai raggi
ultravioletti e i crostacei, in carenza di iodio, non riuscirebbero
a indurire l’esoscheletro dopo la muta.Un altro oligoelemento
importante è lo stronzio, presente nell’acqua di mare
in concentrazione di 8 mg/l e il mantenimento del giusto livello
in acquario sembra, secondo molti autori, rivestire un ruolo fondamentale
nella formazione degli scheletri di corallo, dove ne entra a far
parte come carbonato di stronzio.Lo iodio e lo stronzio sono due
additivi facilmente reperibili in commercio. Tuttavia è molto
comune usare, circa una volta alla settimana, soluzioni che reintegrano
tutti gli oligoelementi e che vanno affiancate o sostituite agli
integratori di stronzio e iodio. E’ importante fare attenzione
a non sovradosare le quantità perché un loro eccesso
è molto più pericoloso per gli organismi dell’acquario
di una loro scarsa quantità.
Ammoniaca, Nitriti, Nitrati
L’azoto è sicuramente l’elemento che causa i
maggiori problemi in un acquario di barriera. La maggior parte degli
organismi marini espellono dal loro corpo come prodotti di rifiuto
ammoniaca, ammonio, urea e acido urico, e tutti questi composti
hanno come componente l’azoto. Altri composti contenenti azoto
derivano dalla morte e dalla decomposizione degli organismi animali
e vegetali e dalle particelle di cibo. In natura come in acquario
le sostanze organiche azotate sono decomposte dai batteri in sostanze
inorganiche e durante il processo di trasformazione si formano prodotti
che, sebbene sufficientemente diluiti in una grande massa d’acqua
qual è il mare, possono risultare tossici in un piccolo sistema
biologico.Al valore di pH 8.3, tipico dell’acqua marina, l’ammoniaca
(NH3) si presenta, fortunatamente, quasi tutta nella forma protonata,
non tossica, dello ione ammonio (NH3). Ammonio e ammoniaca, derivati
dalla demolizione delle proteine e dall’escrezione degli organismi,
se in presenza di una buona popolazione batterica consona a un acquario
di barriera, vengono subito ossidati a nitriti dai batteri stessi.
Lo step successivo è rappresentato dall’ossidazione
dei nitriti a nitrati. Un contenuto elevato di nitriti,tossico per
tutti gli animali dell’acquario, è indice di incompleto
ciclo di trasformazione da parte dei batteri e di una eccessiva
presenza di scorie. Concentrazioni di nitriti più alte di
0.05 mg/l non sono tollerate in un acquario di barriera. I nitrati,
diversamente dai nitriti, non sono tossici e in quantità
limitate sono importanti, tanto quanto i fosfati, per le alghe simbionti
dei coralli. In un acquario popolato solo da pesci un valore alto
di nitrati (100 o 200 mg/l) non è pericoloso e lo stesso
vale se si allevano invertebrati poco delicati come gli Alcionidi.
In caso di organismi più sensibili come le madrepore, valori
superiori a 10 – 20 mg/l risultano dannosi.La concentrazione
di nitrati può essere diminuita tramite cambi d’acqua
(10% dell’acqua in acquario ogni mese) e grazie alla denitrificazione
operata dai batteri anaerobi presenti soprattutto all’interno
delle rocce vive e nel sabbia corallina. Solitamente la formazione
e la decomposizione dei nitrati ad opera dei batteri raggiungono
un buon equilibrio in un acquario di barriera ben avviato. Per la
misurazione dei nitriti e dei nitrati esistono in commercio appositi
test, facili da usare e sufficientemente accurati per scopi acquariologici
Animali consigliati per un
nanoreef
Innanzitutto bisogna precisare che un nanoreef può essere
affascinante anche se contiene solamente un ciuffo di spirografi,
un gamberetto pulitore e qualche lumaca.e non deve essere una vasca
dove immettere per forza (e a forza) il maggior numero possibile
di animali. I protagonisti principali di questi acquari sono gli
invertebrati sessili, in particolar modo i coralli molli che formano
colonie dai singoli polipi molto piccoli. A questi appartengono
i coralli della famiglia Alciionidae come ad esempio Sarcophyton
e Sinularia, i coralli molli ad alberello della famiglia Nephtheidae
come Nephthea, la famiglia Clavularidae (Clavularia sp.), la famiglia
Xenidae (Xenia sp., Anthelia sp.), Briareum sp., Cladiella sp..
Sono adatti anche gli actinodiscidi, Discosoma sp. e Rhodactis sp.della
famiglia Discosomatidae e Ricorda florida della famiglia Ricordeidae.
Molto adatti e facili da tenere sono gli Zoantiniari dei generi
Palythoa e Zoanthus.
Vi si possono aggiungere anche i vermi come piccoli spirografi o
quelli dal tubo calcareo.
Tra gli invertebrati mobili, molti sono i crostacei che possiamo
ospitare nel nostro nanoreef.
Considerando dapprima i gamberetti, si devono scegliere quelli di
piccola taglia come i gamberetti danzatori (Rhynchocinetes durbanensis)
o una coppia tra le specie più piccole di Stenopus o le minuscole
specie simbionti Periclimenes. Una coppia del gamberetto arlecchino
(Hymenocera picta) costituisce una valida alternativa allo Stenopus.
Anche i granchi sono graditi inquilini della piccola vasca, come
i granchi freccia (Stenorhynchus sp.) o i granchi porcellana (Neopetrolisthes
sp.).
Sono molto apprezzati anche gli alghivori come alcuni piccoli paguri
e lumachine come Stomatella sp. e Euplica versicolor.
Tra gli Echinodermi, utili come “spazzini”, le ofiure
nane e le stelle dei generi Nardoa e Asterina.
Personalmente trovo che in un nanoreef i pesci devono venire introdotti
in numero limitato, uno, due o al massimo tre pesci, in funzione
delle dimensioni della vasca, possano arricchire ulteriormente l’ambiente,
senza per questo aumentare troppo i rischi legati al loro più
attivo metabolismo che, in pochi litri, può modificare in
modo repentino i valori chimico fisici dell’acqua. Occorre
escludere dalla scelta animali grandi e dal nuoto vivace e stadi
giovanili di pesci grandi perché nella crescita necessitano
di molti spazi e alimento.
Fra le specie ideali ci sono le specie di Gobidi o Blennidi di piccole
dimensioni e che generalmente non si allontanano neanche in natura
dalla loro tana. Tra i Gobidi, sono adatte le specie di Gobiosoma,
preferibilmente mantenute in coppia, e quelle di Gobiodon.Tra i
Blennidi le specie del genere Ecsenius.
Anche Pomacentridi di piccola taglia come Chromis viridis o Chrysiptera
parasema sono pesci che è possibile allevare con successo
in un nanoreef.