NANO REEFKEEPERS FAQ 

Cos’è un nanoreef ?


Col termine “nanoreef” si intende un acquario marino di piccole dimensioni, generalmente di capacità inferiore agli 80 litri (20 galloni). E’il caso di sottolineare che gli americani hanno introdotto anche il termine “picoreef” per acquari sotto i 20 litri (5 galloni).

 

Perché allestire un nanoreef ?


- lo spazio: molte persone non dispongono in casa o in ufficio dello spazio necessario per un acquario tradizionale di 200 o più litri. Ecco che il nanoreef con le sue modeste dimensioni si presta a essere posizionato facilmente in molti punti.
- i piccoli dettagli: un grande acquario marino tropicale sicuramente riprodurrà al meglio un ambiente di scogliera corallina grazie alle possibilità di introdurre in vasca un ampia varietà di pesci e invertebrati, ma altrettanto affascinante e gratificante risulta ricreare lo stesso ambiente in miniatura: in questo modo si riescono ad osservare quei dettagli, rappresentati da organismi timidi o di piccole dimensioni, che generalmente in una vasca più grande sfuggono all’attenzione dell’osservatore.
-day-hospidal: spesso il nanoreef viene utilizzato come vaschetta in cui allevare a parte coralli o piccole talee di invertebrati.
- costi: la spesa totale è decisamente inferiore a quella effettuata per allestire acquari di più grosse dimensioni.

 

Allestire un nanoreef:


La vasca


Quando si decide di pianificare la realizzazione di un nanoreef la prima cosa a cui pensare è il volume della vasca. In commercio si trovano molti mini acquari di capacità diverse ma per lo più a forma di parallelepipedo. Per i più intraprendenti tuttavia è sempre possibile costruirsi una vaschetta di proprio gusto, magari di forma cubica che personalmente trovo, non solo esteticamente migliore, ma anche più facile da allestire, sia per le luci che per le rocce vive. Essa inoltre offre almeno tre lati per una buona osservazione dei piccoli organismi ospitati.
Si dovrebbero evitare anche le vasche alte in quanto non hanno una sufficiente superficie acquosa da permettere gli scambi gassosi.
30 – 40 litri costituiscono un volume standard adatto anche a chi si cimenta per la prima volta con questo tipo di tecnica.

 

L’ illuminazione


La scelta del sistema d’illuminazione in una vasca deve dipendere dalle specie animali ospitate.
Esistono diverse modalità per raggiungere un’illuminazione adatta al nostro nanoreef.
Per specie che hanno bisogno di una forte intensità luminosa, come ad esempio tutti gli invertebrati che posseggono al loro interno le alghe, è necessario un wattaggio da un minimo di 1 watt/litro ad un massimo di 3 watt/litro. In questo caso si possono usare le fluorescenti compatte ad alta resa che sono piccole, erogano molta luce e vanno da 9 a 65 watts. Alternativamente le classiche lampade HQI, agli alogenuri metallici, di cui però la potenza minima è di 70 watts e quindi costituirebbero una soluzione per i nanoreef più grandi e aperti. Il problema associato a questo tipo di illuminazione, probabilmente la migliore per i nostri invertebrati, è che l’elevato calore raggiunto causa una forte evaporazione ed è quindi d’obbligo un rabbocco d’acqua frequente e costante soprattutto nei mesi più caldi.
Pesci e crostacei sono animali meno esigenti in fatto di luce, in questo caso possiamo optare per i classici neon (8 o 14 watts) o le lampade a risparmio energetico, da preferirsi ai neon per le ridotte dimensioni che vanno dagli 11 a 24 cm di lunghezza a seconda del wattaggio ( 5 7 9 11 W).
Qualunque sia la lampada scelta è consigliabile orientarsi su una temperatura di colore superiore ai 5.000 gradi kelvin e associare ad essa una luce attinica da lasciar accesa 4 ore in più (due ore prima e due ore) della fonte di illuminazione principale per ricreare l’effetto alba – tramonto.

 

Metodi di filtraggio


Secondo la mia opinione la semplicità di un metodo naturale è la chiave per il successo di un nanoreef, è la soluzione economicamente più conveniente e sicuramente quella più facile da mettere in pratica.
Il segreto del metodo naturale consiste semplicemente in rocce e sabbia vive di ottima qualità, senza l’installazione dello schiumatoio e l’ aggiunta degli oligoelementi come si è soliti invece usare negli acquari di barriera più grandi.
L’eliminazione delle sostanze che si accumulano in vasca in seguito al metabolismo degli organismi e che possono raggiungere quantità tali da costituire un pericolo per gli organismi stessi, viene assicurata da frequenti cambi parziali d’acqua, circa il 15% circa ogni settimana. Il reintegro degli oligoelementi utilizzati dagli animali viene effettuato sempre tramite il cambio d’acqua, visto che tutti gli elementi utili li troviamo nel sale sintetico che usiamo quando prepariamo l’acqua marina.
Tale metodo richiede quindi costanti cambi d’acqua, con acqua e sali di buona qualità e l’ acqua marina preparata per il cambio deve avere le stesse caratteristiche chimico – fisiche (densità,
temperatura, pH) dell’acqua del nanoreef. Per un acquario grande, non seguire queste regole alla lettera può non comportare conseguenze per l’effetto diluizione, tuttavia in un nanoreef significa lasciar accumulare sostanze pericolose o rendere instabile l’equilibrio all’interno della vasca.

L’unica attrezzatura tecnica della vasca è rappresentata dalla pompa ad immersione che deve essere piccola e con una buona portata (400l/h) perché possa assicurare il movimento dell’acqua in ogni punto dell’acquario.

Il nanoreef può anche esser dotato di un tipo di filtraggio tradizionale con un piccolo filtro meccanico–biologico incorporato.
Si può anche considerare di aggiungere al filtro, o sostituire al posto di questo, uno schiumatoio di piccole dimensioni che utilizza il diffusore d’aria invece della pompa.
Personalmente sconsiglio tale metodo (metodo berlinese) soprattutto ai principianti perché lo schiumatoio, oltre a togliere la componente organica inquinante, sottrae all’acqua anche molti oligoelementi utili agli organismi della vasca che andranno poi reintegrati. Mantenere tuttavia un giusto equilibrio all’interno di un acquario di pochi litri, a maggior ragione con molti invertebrati, è piuttosto difficile.

Per ultimo, il sistema di filtraggio caro a molti appassionati di acquari di barriera, il sistema Jaubert, che, se attivato correttamente garantisce un’ottima stabilità dei valori e una minima manutenzione. Tale sistema si basa sulla realizzazione di un substrato diviso in tre zone: una prima zona sottostante, chiamata Plenum, mantenuta vuota da una grata di plastica che deve avere un altezza totale di circa 1.5-3 cm. Una seconda zona alta 4-5 cm di sabbia corallina a grana medio-grossa separata da una zanzariera dalla terza zona fatta di sabbia fine, preferibilmente viva, o di aragonite. Questo ultimo strato non dovrebbe essere inferiore ai 8-10 cm.
Facendo dei rapidi conti si capisce che il fondo occuperà molti centimetri quindi le vasche che si vogliono allestire in questo modo devono avere una altezza rilevante, solitamente superiore ai 35 cm.

 

Lo schiumatoio


Lo schiumatoio è un accessorio che può rivestire un’ importanza fondamentale in tutti gli acquari di barriera perché provvede alla depurazione fisica dell’acqua, sottraendo di continuo sostanze inquinanti. Purché non se ne scelga uno sovradimensionato, lo schiumatoio, sempre per lo stesso principio, è utile anche nel nanoreef. Attualmente il mercato offre diversi modelli di piccole dimensioni e al medesimo tempo efficienti, alcuni dei quali si possono appendere sul lato della vasca. Tutti si basano sull’immissione di aria all’interno di un tubo, la cosiddetta colonna di contatto, in cui le microbollicine immesse si miscelano all’acqua. Le bollicine d’aria cariche elettricamente legano molti degli inquinanti organici disciolti in acqua e li trasportano verso l’alto lungo la colonna. Una volta raggiunta la superficie dell’acqua, all’altezza del “collo del bicchiere”, i composti organici si separano dall’acqua stessa insieme alla schiuma, fino a depositarsi nel “bicchiere” ed essere quindi estratti in modo definitivo dall’acqua.
Nel bicchiere di raccolta si accumula così la schiuma con gli inquinanti formando un liquido verde olivastro o marrone che deve essere eliminato regolarmente mediante la pulizia del contenitore. In questo modo le molecole organiche quali proteine, lipidi, carboidrati e acidi grassi, derivanti dai processi metabolici degli ospiti della vasca, vengono eliminate dall’acquario prima che queste si trasformino, tramite la naturale decomposizione batterica, in nitrati e fosfati.
Inoltre lo schiumatoio riesce anche a rimuovere dall’acqua residui in sospensione e le tossine prodotte da molti invertebrati, facilitandone l’allevamento.
Apparentemente sembrerebbe non ci siano controindicazioni nell’utilizzo di questo accessorio tanto caro agli acquariofili marini. In realtà lo schiumatoio sottrae all’acqua anche importantissimi oligoelementi come il ferro e lo iodio perché legati a sostanze organiche chelanti. Il problema si risolve facilmente con regolari cambi parziali d'acqua o l'integrazione di oligoelementi specifici.
Infine viene eliminato dall’acqua anche il plancton che potrebbe costituire una sana e indipendente fonte di alimentazione per gli organismi dell’acquario e anche molti batteri, che però essendo presenti sempre in gran numero nella sabbia e nelle rocce vive, si riproducono molto velocemente.
Consiglio l’eventuale utilizzo dello schiumatoio in un nanoreef a periodi alterni, concentrandone il lavoro soprattutto dopo i pasti o quando l’acqua tende a ingiallirsi.

 

Sabbia e rocce vive


Indipendentemente dal metodo di filtraggio scelto, la sabbia corallina e le rocce della migliore qualità costituiscono la base di un buon sistema di filtrazione. Il fondo, fatta eccezione per il sistema Jaubert, deve avere uno spessore di 4–5 cm e deve essere costituito da sabbia corallina di piccole–medie dimensioni, meglio se prelevata da un acquario di barriera avviato al fine di accorciare i tempi di maturazione del sistema. Con un letto sabbioso più alto è necessario assicurarsi di avere molti organismi detritivori che rimescolino il fondo. L’altro elemento fondamentale nell’allestimento è rappresentato da rocce vive di ottima qualità, cioè irregolari, con molte fessure, colonizzate da una moltitudine di organismi animali e vegetali che contribuiscono, insieme ai microrganismi decompositori della sabbia, alla stabilità biologica del nanoreef. L'ideale sarebbe poter prelevare le rocce vive direttamente da una vasca avviata da diverso tempo ricche di batteri anaerobici che grazie alla riduzione dei nitrati in azoto sono un freno all'accumulo di nitrati in acquario.

 

Riscaldamento


Anche il nanoreef come i normali acquari di barriera necessità di una temperatura costante di 24 - 26 °C. Per riscaldare l’acqua esistono in commercio riscaldatori ad immersione con termostato integrato di diverse dimensioni e potenza. Riscaldatori compatti di 25 o 50W sono adatti per nanoreef di 30 - 40 litri.

 

Raffreddamento


Non è tanto il riscaldamento che preoccupa, quanto il mantenimento durante i mesi estivi di una temperatura compatibile con la vita degli organismi ospitati. Temperature di 30 o più gradi per diversi giorni consecutivi possono risultare letali per la maggior parte degli invertebrati. Un’estate particolarmente calda come quella di quest’anno ci obbliga a mettere un ventilatore orientato verso la superficie dell’acqua o utilizzare sistemi basati sull’uso delle ventoline per computer. In questo modo si riesce ad abbassare la temperatura di un paio di gradi ma aumenta di molto l’evaporazione della vasca. Utilizzare un refrigeratore come negli acquari di barriera classici può risultare particolarmente costoso e causare problemi d’installazione in acquari di piccole dimensioni.

 


Il movimento dell'acqua


Gli ospiti del nanoreef sono tendenzialmente organismi sessili, cioè fissi al substrato, senza capacità di movimento e come tali non sono in grado di cercare per se stessi le condizioni ideali di crescita e di riproduzione. In mare questo ruolo viene svolto da correnti marine più o meno intense che provvedono a mantenere pulita e ossigenata la superficie di molti invertebrati, a portare loro nutrimento e a rimuovere le sostanze di rifiuto. Inoltre il movimento dell’acqua provvede a distribuire uniformemente il calore.
In commercio esistono diversi tipi di pompe che, in un nanoreef come in un comune acquario di barriera, imprimono tutte una forte corrente dell’acqua, ricreando all’interno della nostra vasca le condizioni sopra menzionate. Si tratta prevalentemente di pompe ad immersione, che vengono quindi impiegate sott’acqua. La circolazione dell’acqua deve però essere adattata agli ospiti dell’acquario. Dovremo quindi scegliere pompe di portata adeguata alle dimensioni del nanoreef e alle esigenze degli animali presenti e posizionarle in modo tale che in ogni angolo della vasca ci sia un buon movimento, evitando cosi’ di creare zone stagnanti che porterebbero all’accumulo di sostanze di rifiuto e alla scarsità d’ossigeno disciolto. E’ inoltre importante che tutti gli invertebrati sessili siano raggiunti da un buon flusso sui loro tessuti, favorendo così l'allontanamento delle sostanze di rifiuto da loro prodotte e la cattura delle particelle di cibo.
Solitamente per ottenere una distribuzione valida del flusso d’acqua si usano due pompe collocate su lati diversi della vasca, una in superficie, l’altra in profondità e con il getto d’acqua che non colpisca direttamente i coralli.Le pompe possono venire azionate in alternanza attraverso un timer per simulare il cambiamento di corrente presente anche in natura.
Nella scelta della portata della pompa che crea il movimento dell’acqua, per un acquario di barriera si suggerisce di far circolare l’intero volume della vasca da 5 a 10 volte all’ora.
Per i nanoreef più piccoli non sono attualmente reperibili pompe di potenza adeguata e quelle di potenza maggiore comporterebbero un movimento eccessivo costituendo facilmente un fastidio per gli animali. L’erogatore d’aria può essere un valido sistema per creare una corrente; l’unico inconveniente è rappresentato dal brusio continuo prodotto dall’apparecchio.
Alternativamente come pompa di circolazione si può usare anche un filtro esterno allestito con frammenti di roccia viva. In questo modo si va ad aumentare il volume dell’acqua ed ad effettuarne la filtrazione biologica, contribuendo a rendere più stabile dal punto di vista chimico e biologico il nanoreef.

 


I valori dell'acqua


I valori ottimali di un nanoreef sono gli stessi che per un normale acquario di barriera:

Valore Minimo Massimo
Temperatura 24 26
Densità 1.022 1.024
pH 8.00 8.30
Ammoniaca Assente  
Fosfati Assenti 0,05 mg/l
Nitriti Assenti  
Nitrati Assenti 5 mg/l
dKH 8 10
Calcio 410 mg/l 450 mg/l

 

Il valore di pH


Il pH misura la concentrazione all’equilibrio degli ioni idrogeno presenti nella soluzione acquosa (pH= - log10? H+ ?). La scala del pH va da 0 (pH acido) a 14 (pH basico o alcalino). Questi valori dipendono dalla proporzione esistente nell'acqua tra i due ioni in cui la molecola dell’acqua stessa si dissocia: ioni idrogeno ( H+) e ioni idrossido (OH?). Nell’acqua distillata la concentrazione degli ioni idrogeno è uguale a quella degli ioni idrossido, per questo motivo le si attribuisce il valore neutro di pH 7. Da 0 a 6,9 si trovano i valori acidi , da 7,1 a 14 quelli alcalini o basici.
In natura non troviamo quasi mai l’acqua distillata perché essa scioglie sali e altre sostanze, ad esempio l’acqua marina, che contiene alte percentuali di sali basici, raggiunge valori di pH tra 8 e 8,5. In un acquario marino i valori pH ottimali sono compresi tra 8,1 ed 8,3 ma alcuni fattori concorrono all’abbassamento di tali valori: gli acidi organici e l’anidride carbonica (CO2) derivanti dal catabolismo degli animali, e il consumo delle importanti sostanze tampone.
E’ importante tenere presente che il pH misurato al mattino ha un valore inferiore rispetto a quello misurato alla sera e questo perché di notte, al buio, la CO2 non viene consumata attraverso la fotosintesi dei vegetali (piante e alghe) come invece avviene nel corso del giorno, e di conseguenza la concentrazione di CO2 in acqua aumenta e il pH diminuisce.
Un forte movimento dell’acqua che favorisca la dispersione di CO2, una ricca popolazione di batteri aerobi che effettui efficacemente la decomposizione dei prodotti organici degli animali, il mantenimento di un giusto valore di sostanze tampone (durezza carbonatica) che neutralizzino velocemente gli acidi, contribuiscono a tenere il pH entro i valori ottimali.

 

Il valore di KH


Il valore di KH, indica il contenuto di carbonati e bicarbonati in acqua, cioè la sostanze tampone in grado di neutralizzare un improvviso cambiamento di pH. Si parla di durezza carbonatica o anche di capacità tamponante l’acidità perché spesso in acquario si formano prodotti del catabolismo acidi che abbasserebbero il pH se non ci fossero queste sostanze tampone a neutralizzarli. La loro quantità viene indicata in gradi tedeschi di durezza carbonatica (°dKH). Il valore del KH, in acqua marina naturale è di circa 7° dKH, in acquario, dove non si ha l’effetto diluizione di una grande massa d’acqua, è consigliabile mantenere valori tra 7 e 12° dKH. L’ autore Peter Wilkens, invece, consiglia una riserva tampone più consistente, pari a 15-20° dKH. Se il valore in acquario è molto più basso, ci saranno meno sostanze tampone a mantenere inalterato il pH. E’ importante quindi tenere stabile la quantità di tali sostanze in acquario.Vediamo come.Quando effettuiamo un cambio d’acqua, l’acqua marina che introduciamo contiene in abbondanza i carbonati, che costituiscono un componente fondamentale di ogni buona miscela di sali marini. Spesso, inoltre, l’acqua del rubinetto di casa nostra è abbastanza calcarea per cui, se potabile e se non necessita di alcun trattamento, la si può usare per reintegrare l’acqua evaporata o addirittura per la preparazione dell’acqua marina al posto dell’acqua d’osmosi. Con questi metodi si misura in acquario una durezza carbonatica sufficiente a tamponare eventuali cambiamenti repentini del valore di pH. L’acqua calcarea e il reattore di calcio sono altri due sistemi con cui è possibile aumentare la durezza carbonatica.

Il calcio


Il calcio è un elemento presente nell’acqua di mare in concentrazioni di 420-450 mg/l e risulta di fondamentale importanza per molti organismi marini. E’ necessario per i processi metabolici, viene utilizzato dalle madrepore nella costruzione dello scheletro, dai molluschi per la conchiglia, dai crostacei per l’esoscheletro, da alcune alghe e anche dai coralli molli che posseggono all’interno del loro tessuto piccoli elementi scheletrici di sostegno contenenti calcio. Molti invertebrati che alleviamo hanno una conchiglia o uno scheletro costituito da calcio, sarà quindi importante mantenere in acquario una quantità di questo elemento simile a quella naturale. Questo è particolarmente importante per tutti i coralli e le Tridacne il cui apporto di calcio dipende dal prelievo dall’acqua e non dall’alimentazione. Se nel nostro acquario decidiamo di allevare solo coralli molli, non sarà necessario misurare regolarmente la quantità di calcio presente perché questo verrà sufficientemente reintegrato tramite i sali con cui prepariamo l’acqua marina o eventualmente tramite l’acqua del rubinetto ricca di calcio utilizzata per rabboccare l’acqua evaporata. Se invece decidiamo di allevare madrepore o Tridacne, che producono carbonato di calcio, è bene misurarlo frequentemente per fare le eventuali integrazioni, in quanto in questi casi spesso non è sufficiente quello introdotto coi cambi d’acqua o con il rabbocco. Per aumentare il tasso di calcio vi sono diversi metodi: il cloruro di calcio che si scioglie facilmente nell’acqua dell’acquario, la cosiddetta acqua calcarea che si può facilmente preparare in casa con l’idrossido di calcio e il reattore di calcio grazie al quale si aumenta anche la durezza carbonatica.

Gli oligoelementi


Nel mare sono disciolti in piccolissime quantità molti elementi che, sebbene scarsi come quantità, sono di importanza vitale per tutti gli organismi marini, animali e vegetali. Queste sostanze contenute in tracce nell'acqua di mare sono gli oligoelementi (dal greco "oligos": in piccola quantità). Animali e alghe prelevano questi elementi dall’acqua dell’acquario e li accumulano all’interno dei loro tessuti. Nonostante ne vengano introdotti con il mangime e i cambi d’acqua, in acquario gli oligoelementi tendono a diminuire. Quindi, se non possiamo ricorrere a frequenti cambi d’acqua per integrarli, effettueremo delle aggiunte di questi composti. Tra questi oligoelementi, il più importante per la funzione che svolge in acquario, è lo iodio la cui concentrazione in acqua di mare è di circa 0,06 mg/l. In generale, lo iodio interviene in importanti processi vitali sia di vertebrati che di invertebrati; i coralli lo utilizzano per la formazione dei pigmenti indispensabili alla protezione dai raggi ultravioletti e i crostacei, in carenza di iodio, non riuscirebbero a indurire l’esoscheletro dopo la muta.Un altro oligoelemento importante è lo stronzio, presente nell’acqua di mare in concentrazione di 8 mg/l e il mantenimento del giusto livello in acquario sembra, secondo molti autori, rivestire un ruolo fondamentale nella formazione degli scheletri di corallo, dove ne entra a far parte come carbonato di stronzio.Lo iodio e lo stronzio sono due additivi facilmente reperibili in commercio. Tuttavia è molto comune usare, circa una volta alla settimana, soluzioni che reintegrano tutti gli oligoelementi e che vanno affiancate o sostituite agli integratori di stronzio e iodio. E’ importante fare attenzione a non sovradosare le quantità perché un loro eccesso è molto più pericoloso per gli organismi dell’acquario di una loro scarsa quantità.

Ammoniaca, Nitriti, Nitrati


L’azoto è sicuramente l’elemento che causa i maggiori problemi in un acquario di barriera. La maggior parte degli organismi marini espellono dal loro corpo come prodotti di rifiuto ammoniaca, ammonio, urea e acido urico, e tutti questi composti hanno come componente l’azoto. Altri composti contenenti azoto derivano dalla morte e dalla decomposizione degli organismi animali e vegetali e dalle particelle di cibo. In natura come in acquario le sostanze organiche azotate sono decomposte dai batteri in sostanze inorganiche e durante il processo di trasformazione si formano prodotti che, sebbene sufficientemente diluiti in una grande massa d’acqua qual è il mare, possono risultare tossici in un piccolo sistema biologico.Al valore di pH 8.3, tipico dell’acqua marina, l’ammoniaca (NH3) si presenta, fortunatamente, quasi tutta nella forma protonata, non tossica, dello ione ammonio (NH3). Ammonio e ammoniaca, derivati dalla demolizione delle proteine e dall’escrezione degli organismi, se in presenza di una buona popolazione batterica consona a un acquario di barriera, vengono subito ossidati a nitriti dai batteri stessi. Lo step successivo è rappresentato dall’ossidazione dei nitriti a nitrati. Un contenuto elevato di nitriti,tossico per tutti gli animali dell’acquario, è indice di incompleto ciclo di trasformazione da parte dei batteri e di una eccessiva presenza di scorie. Concentrazioni di nitriti più alte di 0.05 mg/l non sono tollerate in un acquario di barriera. I nitrati, diversamente dai nitriti, non sono tossici e in quantità limitate sono importanti, tanto quanto i fosfati, per le alghe simbionti dei coralli. In un acquario popolato solo da pesci un valore alto di nitrati (100 o 200 mg/l) non è pericoloso e lo stesso vale se si allevano invertebrati poco delicati come gli Alcionidi. In caso di organismi più sensibili come le madrepore, valori superiori a 10 – 20 mg/l risultano dannosi.La concentrazione di nitrati può essere diminuita tramite cambi d’acqua (10% dell’acqua in acquario ogni mese) e grazie alla denitrificazione operata dai batteri anaerobi presenti soprattutto all’interno delle rocce vive e nel sabbia corallina. Solitamente la formazione e la decomposizione dei nitrati ad opera dei batteri raggiungono un buon equilibrio in un acquario di barriera ben avviato. Per la misurazione dei nitriti e dei nitrati esistono in commercio appositi test, facili da usare e sufficientemente accurati per scopi acquariologici

 

Animali consigliati per un nanoreef

 

Innanzitutto bisogna precisare che un nanoreef può essere affascinante anche se contiene solamente un ciuffo di spirografi, un gamberetto pulitore e qualche lumaca.e non deve essere una vasca dove immettere per forza (e a forza) il maggior numero possibile di animali. I protagonisti principali di questi acquari sono gli invertebrati sessili, in particolar modo i coralli molli che formano colonie dai singoli polipi molto piccoli. A questi appartengono i coralli della famiglia Alciionidae come ad esempio Sarcophyton e Sinularia, i coralli molli ad alberello della famiglia Nephtheidae come Nephthea, la famiglia Clavularidae (Clavularia sp.), la famiglia Xenidae (Xenia sp., Anthelia sp.), Briareum sp., Cladiella sp..
Sono adatti anche gli actinodiscidi, Discosoma sp. e Rhodactis sp.della famiglia Discosomatidae e Ricorda florida della famiglia Ricordeidae.
Molto adatti e facili da tenere sono gli Zoantiniari dei generi Palythoa e Zoanthus.
Vi si possono aggiungere anche i vermi come piccoli spirografi o quelli dal tubo calcareo.

Tra gli invertebrati mobili, molti sono i crostacei che possiamo ospitare nel nostro nanoreef.
Considerando dapprima i gamberetti, si devono scegliere quelli di piccola taglia come i gamberetti danzatori (Rhynchocinetes durbanensis) o una coppia tra le specie più piccole di Stenopus o le minuscole specie simbionti Periclimenes. Una coppia del gamberetto arlecchino (Hymenocera picta) costituisce una valida alternativa allo Stenopus.
Anche i granchi sono graditi inquilini della piccola vasca, come i granchi freccia (Stenorhynchus sp.) o i granchi porcellana (Neopetrolisthes sp.).
Sono molto apprezzati anche gli alghivori come alcuni piccoli paguri e lumachine come Stomatella sp. e Euplica versicolor.
Tra gli Echinodermi, utili come “spazzini”, le ofiure nane e le stelle dei generi Nardoa e Asterina.

Personalmente trovo che in un nanoreef i pesci devono venire introdotti in numero limitato, uno, due o al massimo tre pesci, in funzione delle dimensioni della vasca, possano arricchire ulteriormente l’ambiente, senza per questo aumentare troppo i rischi legati al loro più attivo metabolismo che, in pochi litri, può modificare in modo repentino i valori chimico fisici dell’acqua. Occorre escludere dalla scelta animali grandi e dal nuoto vivace e stadi giovanili di pesci grandi perché nella crescita necessitano di molti spazi e alimento.
Fra le specie ideali ci sono le specie di Gobidi o Blennidi di piccole dimensioni e che generalmente non si allontanano neanche in natura dalla loro tana. Tra i Gobidi, sono adatte le specie di Gobiosoma, preferibilmente mantenute in coppia, e quelle di Gobiodon.Tra i Blennidi le specie del genere Ecsenius.
Anche Pomacentridi di piccola taglia come Chromis viridis o Chrysiptera parasema sono pesci che è possibile allevare con successo in un nanoreef.




 

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